App Esselunga: schermata d’accesso e cambio password – non ci siamo

Ho scaricato la nuova App Esselunga. Dopo innumerevoli accessi da guest, basta, non si può più, occorre essere registrati.
Provo con la solita combinazione e osservo con piacere che nell’app compare un bottone “mostra” proprio nel campo Password.

Penso: che cosa simpatica, dopotutto non sono circondato da spioni, e vedere la password mentre la digito è sicuramente di aiuto; specialmente quando non ho la sicurezza che sia giusta e mi preparo a fare diversi tentativi.
Faccio tap su “mostra” e vedo quanto digitato fino a quel momento, ma va via subito. Ho capito, occorre tener premuto per vedere, no problem. Proseguo a digitare la rimanente parte della password e con mia meraviglia si cancella quanto prima inserito. Mmm… perché mi fate questo? Dopo un paio di tentativi non andati a buon fine arriva il momento di prendere la strada del “Password smarrita?”.




Il link è ben visibile e in posizione corretta. Cosa mi aspetto che succeda ora? Mi aspetto di trovare una schermata in cui eventualmente modificare l’email già inserita nel campo e-mail di accesso. E invece trovo da compilare non uno, ben due campi; è risaputo, da mobile agli utenti piace tantissimo compilare campi delle form. Vorrai mai che mandiamo un link per recuperare la password alla persona sbagliata… che smacco…

Ricevo la mail tempestivamente, clicco sul visibile link e procedo al cambio della password da desktop. Questa parte è fatta particolarmente bene e rispecchia tutti i requisiti di usabilità. Viene segnalato anche il livello di sicurezza della password, cosa importante visto che Esselunga gestisce pagamenti online e carte di credito.
Provo ora ad accedere all’app sul telefono. Credenziali errate. Riprovo, non si sa mai, magari ho digitato male. Clicco circospetto sul bottone “mostra” e in effetti la password è proprio quella che avevo inserito da desktop pochi minuti prima. Vengo preso da un dubbio: che desktop e mobile siano siti differenti? Che abbia inserito una password sbagliata (e confermata)? Possibile. Ripeto la procedura e questa volta cambio la passord da iphone direttamente.
E’ un successo… solo che quando poi mi loggo utilizzando le stesse credenziali che chrome si è diligentemente salvato…

Non ci siamo. Ora, io ho fatto tutto questo per potermi liberare del pezzo di plastica che mi porto inutilmente dietro ogni giorno, la Fidaty Card. Lunga vita alla Fidaty Card, hai vinto ancora una volta tu!

Attivazione Telepass: codice ID registrazione

Ho deciso, mi sono fatto il Telepass. In pochi minuti dal sito della mia banca ho attivato il servizio. La palla è ora in mano a Telepass.

Attendo sereno. Un po’ meno sereno quando leggo “arriverà una raccomandata”. Di solito mi si ghiaccia il sangue perché raccomandata è uguale a notifica nella casella postale è uguale a mattinata con sveglia all’alba in posta. Diciamo che se ho qualche euro da buttare via per fare uno scherzo sgradevole a qualcuno che mi sta sulle palle gli mando una raccomandata con scritto “ciao”. Con 4 euro gli ho rubato qualche ora di vita. Geniale.




Ma torniamo a Telepass. Ricevo questa email che è sbagliata sotto ogni punto di vista, siamo nel 2016, con ogni probablità è stata scritta negli anni 70, anzi, 60, prima della contestazione giovanile.

Il mittente non è “Telepass”, come uno si aspetterebbe, è “Notifica”. Non “Notifica Telepass”, solo “Notifica”, così, generico.

La mail è scritta in 4 lingue, compreso l’oggetto: “Comunicazione Codice ID – Communication Coded’Identification-Communication Id Code-Código de identificación“. Stava finendo nello spam dritta dritta.

Ma veniamo alla email in quattro lingue: “una importante comunicazione relativa alla gestione del Suo TELEPASS”. Ovviamente l’importante comunicazione sta in un PDF di quattro pagine in allegato, una per lingua. Cosa ci sarà mai scritto?
Leggiamola insieme e cerchiamo di capire se c’è veramente qualcosa di utile, un codice di attivazione senza il quale non posso usare il servizio, per esempio.

Gentile Cliente,

esprimendoLe la nostra soddisfazione nell’annoverarLa tra i nostri Clienti del servizio Telepass, Le riportiamo, evidenziato in questa lettera, il codice ID necessario per iscriversi a Telepass Club, un’area riservata ai nostri Clienti che Le permetterà di consultare ed accedere, on line, ai servizi che sono stati appositamente predisposti per Lei.

Mi fermo un attimo per prendere fiato. Ma quante subordinate ci sono? Chi l’ha scritta, un avvocato? Si sarà tolto la parrucca bianca prima di iniziare a scrivere? L’avrà dettata alla propria segretaria? Immagino di mondi in cui persone fortunate hanno una segretaria…
Torno alla realtà e mi chiedo: il Telepas Club (sicuramente un club esclusivo, di quelli per soli uomini con sigari e brandy) contiene i servizi che sono predisposti per me. Tra questi fantastici servizi predisposti ci sarà l’attivazione del telepass? Azz… mi tocca continuare a leggere.

Per registrarsi a Telepass Club basta collegarsi al sito:

www.telepass.it (dedicato ai servizi per l’Italia);

www.telepass.eu (dedicato ai servizi per l’estero).

Successivamente dovrà cliccare sul link ‘Registrati’, inserire il Suo codice ID personale di seguito indicato

ed eseguire le istruzioni che Le verranno fornite.

[…]

Proviamoci, sono in metro, non ho nulla da fare per le prossime 12 fermate. Niente, il sito non è ottimizzato per mobile, mi si incrociano gli occhi, riprovo più tardi da casa.

Il link nel PDF, che copio e incollo, porta alla home page. La home page è sobria, ci sono una ventina di opzioni che competono per la mia attenzione. Faccio “cerca” nella pagina per la parola “registrati”. Ecco il bottone che mi porta a lla pagina successiva, dove in modo scaltro scelgo una delle due opzioni possibili, ovvero registrarmi gratuitamente. Vengo portato a questo indirizzo.

Consiglio per gli utenti: andate direttamente a questo indirizzo senza passare dalla home page.
Consiglio per il mittente: mettere il link direttamente nella email, direttamente nel corpo della email per l’esattezza, e magari aggiungergli pure un codice di tracciamento, così il vostro team di web analytics saprà che le visite arrivano dalla mail. Facile, no?

Arriva ora la form di registrazione dove: mi viene chiesta la mia email, due volte e senza la possibilità di fare copia e incolla. Mi sale il nervoso. La mia email ce l’avete già!!! Fa sempre parte di quelle fantastiche cose che potete includere nel link, certo… ma voi non lo sapete, non lo immaginate nemmeno che queste cose fantasmagoriche si possano fare perché siete ignoranti.




Lasciamo stare altri piccoli dettagli come la presenza di due microscopici bottoni per procedere; uno dei due è “annulla” e cancella il contenuto della form. Sapete perché esiste quel bottone? Perché i primi computer erano usati da persone negli uffici che facevano tanta attività di data entry. Serviva. Oggi non c’è bisogno di cancellare – se non per sbaglio, dopo aver completato la compilazione dei dati – un bel nulla. In che circostanza voglio il bottone “annulla tutto quello che ho fatto fino ad ora?”.

In tutto questo non ho ancora capito a cosa serva… Mi avete messo l’acidità addosso, osservarvi alle prese con il Web è come osservare Razzi alle prese coi congiuntivi.

Esselunga: cambiati i sacchetti? Ora occorre cambiare il packaging dei prodotti!

Esselunga come tutti i supermercati si è giustamente adeguata alle disposizioni di legge. Da qualche anno ci sono nuovi sacchetti, la cui resistenza è ahimé nulla. Ma per l’ambiente siamo disposti a fare qualche sacrificio, noi cittadini, e spesso lo facciamo di buon grado.
A volte ci dimentichiamo i sacchetti di stoffa a casa, e ci tocca comprare quelli biodegradabili Esselunga. Il prezzo è conveniente, costano meno degli appositi per la raccolta differenziata dell’umido, ma solo se arrivano a casa integri. Cosa che succede una volta su dieci.




Esselunga può fare di più? Sì, anzi deve fare di più. Ha senso continuare a vendere prodotti a marchio Esselunga con i bordi taglienti? Cara Esselunga, impegnati a cambiare le confezioni almeno dei prodotti white label, fai un favore ai tuoi affezionati clienti. Ci vuole tanto a chiudere il cerchio?

Personalmente, da diverso tempo, considero la confezione uno degli elementi determinanti nell’acquisto di un prodotto. Perché mettere i pomodorini datterino in un affilato involucro, mentre i loro fratelli bio sono in una innoqua confezione di cartoncino?

Per innovare a volte non serve avere nuove idee, basta abbandonare quelle vecchie.

Enel Gas, Tariffe Tutto Compreso – Non Farti Fregare!

In questa recensione parliamo di Enel e della Tariffa Gas Tutto Compreso. In sintesi occorre stare bene attenti e non fidarsi dei loro affabili consulenti perché la fregatura è dietro l’angolo. Per un anno intero si pagherà infatti la tariffa che è stata assegnata in fase di stipulazione del contratto, alla fine dell’anno scatta il conguaglio sull’uso effettivo di metri cubi.

Io e la mia fidanzata siamo stati abbindolati nel maggio 2012 in un centro commerciale da una simpatica ragazza che ci ha proposto di passare ad Enel, chiedendoci quanto pagassimo di bolletta con A2A (non lo sapevamo) e proponendoci una tariffa fissa sicuramente più conveniente, da soli 16 euro al mese.

Per consigliarci questa tariffa ci ha chiesto in quanti abitavamo nell’appartamento e l’uso che facciamo del gas – nel nostro caso solo per cottura e acqua calda. Ci ha detto che la Tariffa Small è quella che fa per noi e noi abbiamo firmato. Ecco, siamo stati dei babbi! Se avessimo controllato il consumo effettivo di gas avremmo scoperto che la Tariffa Small è una farsa, probabilmente attribuibile al consumo di una seconda casa.

Si tratta di un inganno? A voi giudicare, di certo io non voglio più avere nulla a che fare con Enel, perché comportamenti di questo tipo non li tollero.

Fatto sta che abbiamo pagato 16 euro al mese fino a questo mese in cui ci è arrivato un bel conguaglio da 220 euro. Inutile dire che ho chiamato subito A2A per tornare ad essere loro cliente. Magari pagherò uguale o di più ma non mi piace essere preso per i fondelli.

Numero Verde Enel: 800900860

Numero A2A (8:30 – 19:00): 0236609191

attivazione myFasi con card USB #epicfail

Se stai leggendo questo post probabilmente è perché hai ricevuto la chiavetta USB da FASI, e ti stai domandando come attivarla.




Se utilizzi un Mac (OSX) lascia stare, non è possibile accedere al sistema. Procurati software come parallels, virtualbox, … o altri di tuo gusto per far funzionare windows sul tuo mac. Con i migliori auguri di FASI, un’azienda che non si è accorta che il binomio “funziona solo con internet explorer su windows” è un retaggio del passato. D’altronde quanti dirigenti useranno un sistema evoluto, di moda ed emergente come il Mac? Mi immagino il dialogo:

azienda che ha in carico il sito Web: “Non riusciamo entro fine anno a garantire l’accesso anche per Mac”

capo progetto FASI: “mmm… quanta gente usa questo mac?”

azienda che ha in carico il sito Web: “una minoranza”

capo progetto FASI: “bene, allora lo mettimao a budget per fase 2”

Questa la simpatica chiavetta USB card di FASI: spessa solo 3 mm (come 4 carte di credito sovrapposte) è tascabile e comodissima nel portafogli.

fasi usb card

Per tutti quelli che non hanno mac o che possono farsi prestare un pc ecco qui come fare:

  • occorrono entrambe le lettere cartacee ricevute da fasi, la prima con le credenziali di accesso (codice MYFASI, Password, PIN) e la seconda con la chiavetta USB (card USB).
  • vai su myfasi.it nell’area per l’attivazione delle carte.
  • se non hai java installato sul tuo computer ti occorre installarlo, altrimenti il sistema non riconoscerà la chiavetta. A cosa serva la chiavetta non chiedertelo, evitati mal di testa e incazzature inutili. Sappi solo che un sistema maggiormente sicuro è un’ottima risposta.
  • per qualsiasi problema puoi chiamare un numero a Roma (06 45614501), in orari lavorativi che tutti vorremmo avere 9:00 – 17:00 dal lunedì al venerdì. L’email? Ma che ti sei messo in testa?! Non perdere tempo, non esiste un’email a cui contattarli.
  • Se sei arrivato fino a qui complimenti: ce l’hai fatta! Ora puoi accedere ai fantamirabili e automagici servizi messi a disposizione da FASI. Quali servizi? Ma come non hai letto le pagine e pagine che introducono il Grande Cambiamento? Ma sì dai, la digitalizzazione dell’azienda e quelle cose lì. Peccato però, ora che mi sono attivato e ho completato la procedura l’unico servizio attivo è un link al sito fasi, in cui non è cambiato più o meno nulla.

Il motivo per cui ho sentito il bisogno di scrivere questo è che mi sento indignato. In un momento in cui il paese sta andando a rotoli sono sconsolato dall’aver a che fare con aziende come FASI – Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per dirigenti e aziende – che offre un servizio Web così vecchio che mi sarebbe sembrato vecchio pure negli anni novanta. Questo paese è in mano ai vecchi, che è noto, di Web non ne capiscono nulla.

Come contestare e non pagare la multa

La maggior parte delle multe che ho preso in vita mia sono ingiuste:

  • un centimetro di ruota sulle strisce pedonali (ma qualcuno ha mai dato una multa a chi non si ferma per far passare i pedoni?!)
  • superamento dei limiti di velocità (il vericolo andava a 45 km/h quando il limite è 30 km/h)
  • lavaggio strade (a lavaggio della strada già avvenuto)




Siccome sono ingiuste non le ho mai pagate. C’è una legge sull’efficienza dell’amministrazione pubblica che recita più o meno così: o l’amministrazione pubblica risponde entro 150 giorni alla contestazione oppure per silenzio assenso (e per una volta gioca a nostro favore!) la contestazione della multa è accettata.

Istruzioni per l’uso:

  • scarica il modulo contestazione multe
  • scrivi una buona ragione con cui contesti la multa (la mia preferita è “il cartello non era perfettamente leggibile”, e sfido chiunque a dirmi che ha mai visto un cartello “perfettamente” leggibile ;-))
  • compilalo e spediscilo al prefetto (mi raccomando, non al giudice di pace, che ha un sacco di tempo per rispondere) con raccomandata con ricevuta di ritorno. Allegare la fotocopia della multa e del libretto di circolazione

Fate girare il modulo, come potete capire più siamo ad usarlo meglio è.

[18-07-2012 aggiornamento: non contestate mai, e dico MAI, una multa alla prefettura di Napoli. Sperare di cogliere un napoletano impreparato su questioni di diritto è un’utopia. La prima contestazione respinta in 8 anni. Sob]

Come installare Internet Key di Vodafone su Mac (Leopard)

La Vodafone Internet Key su Mac funziona, si installa senza problemi, e gira su Leopard (almeno sulla versione 10.5.4 – e anche su Snow Leoopard).

Picture 3.pngvodafone internet key

Sono rimasto deluso dal fatto che Vodafone abbia snobbato il supporto a Mac: nelle istruzioni riportate nella confezione e sulla chiavetta USB stessa si parla solo di Windows, per il Mac nemmeno un cenno.

Ecco come fare:

  1. scaricare i driver per Mac (Panther, Tiger e Leopard sembrano essere supportati) – occorre loggarsi al sito per farlo.
  2. montare il file DMG scaricato e lanciare l’applicazione (Vodafone MC Installer.app)
  3. alla fine dell’installazione è chiesto di riavviare il computer (bhè… non mi aspettavo cose diverse da chi ha il MicroSowftware nel MicroCefalo!) – importante: non cliccare su “Continua” alla fine dell’installazione tanto non ci sono altre cosa che potete installare
  4. inserire la chiavetta USB (la internet Key per intenderci) e lanciare l’applicazione appena installata (in finder -> applicazioni -> Vodafone Mobile Connect)
  5. inserire il PIN, vedrete una cosa che sembra una progress bar ma non lo è, indica soltanto la qualità del segnale, non state a perder tempo perchè non “progredisce” e cliccate su Attiva (o Activate per chi ha l’interfaccia in inglese)

vodafone Internet Key: connection, signal strength

Per collegarvi a internet andate ora in Preferenze di Sistema -> Rete e scegliete quella con icona telefono che si chiama Vodafone… (il numero è già inserito, in ogni caso dovrebbe essere *99***1#)

Picture 4.png

Ecco, ora potete navigare 🙂

Disdetta contratto fastweb

Come si fa a fare la disdetta del contratto con FastWeb? E’ piuttosto semplice, basta andare in posta avendo compilato il modulo di disdetta (grazie a Mary per il suo contributo! Il fax Corretto dovrebbe essere questo però: 0245454477. Arletta consiglia invece questo: 02 45455677) e spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno.

La signorina del call center mi ha detto che entro 30 giorni provvederanno a disattivare la linea (voglio crederci, voglio crederci, voglio crederci, …).




Due consigli utili:

1) quando mandi email a fastweb (o a qualsiasi altra grossa società che tipicamente se ne frega di te inutile e insulsio cliente), e desideri avere una risposta, metti sempre in copia l’unione consumatori (sos@consumatori.it). E’ uno stratagemma che di solito funziona. Io non l’ho fatto e ancora sto aspettando una risposta alla mia del 15 novembre nella quale chiedo a fastweb come fare a disdire il contratto e se per caso sul sito c’è un modulo precompilato da scaricare – la risposta non è mai arrivata e il modulo non esiste.

2) mai mai mai scegliere l’opzione di addebito sulla carta di credito. Se per caso qualcosa va storto fastweb continua imperterrita ad addebitare fatture ogni bimestre e l’unica soluzione è bloccare la carta di credito. Che dire, io poi non sono nemmeno un vero cliente fastweb perchè la copia firmata del contratto non l’ho mai spedita, ma quando hanno verificato che la carta di credito era ok, ecco quello per loro è stato sufficiente

Strano come a volte la soluzione sia a un click di distanza e non ce ne si renda nemmeno conto… 😛

Attenzione! Nella bolletta di settembre 2011 è inserita una voce di costo una tantum per consegna di elenchi telefonici e relative spese di spedizione. Se come me non avete mai richiesto gli elenchi telefonici, chiamate il servizio clienti e fatevi ridare i 2,05 euro. Due euro a me, due euro a te… è un attimo che si accumula un bel gruzzoletto!

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Servizio Clienti Fastweb

[Christian, un nostro lettore, suggerisce di chiamare questo numero per avere pronta risposta: 0245451]

Non so se ci avete mai avuto a che fare ma il servizio clienti fastweb è un immenso videogioco, con moltissimi livelli, che una volta superati danno accesso al mostro finale: l’operatore. Bisogna avere capacità che ormai non sono più comuni, come quella di ricordare i numeri di telefono a memoria per avere qualche chance di vincere.




Ricevo una lettera fa Fastweb che mi avvisa che ho saltato un pagamento. Chiaramente non contiene nessuna indicazione sul mio numero di telefono o altre informazioni che mi verranno richieste dal risponditore automatico chi mi invitano a chiamare. Di solito la “modica” cifra mi viene prelevata da fastweb direttamente dalla carta di credito, qualcosa però sembra essere andato storto questa volta. Dopo minuti di attesa, spiego finalmente la situazione all’operatrice del servizio clienti e, senza risposta alcuna, parte una voce registrata, che mi illustra come effettuare un cambio di piano tariffario e modalità di pagamento. Penso di aspettarne la fine – insultandola invano sperando che mi senta – per vedere se è possibile parlarle di nuovo. Nulla da fare.

Richiamo e questa volta ho migliore sorte. Mi viene spiegato che non c’è nulla da fare. Devo pagare con bonifico e poi richiamarli, parlare con la macchinetta e inserire: numero della fattura privato del prefisso, CRO del bonifico, numero di telefono relativo all’abbonamento, un paio di altri dati altrettento facilmente gestibili tramite telefono. Ma non hanno un sito questi c******i!?! Vi sembra una cosa da far fare al telefono a un povero str***o?! Ma dico poi, non potevano controllarselo da soli se ho pagato? Quando emetto fattura a un cliente mica mi chiama per dirmi che mi ha fatto il bonifico, di solito sono io a dover chiamare.

Mi metto a fare il bonifico e – qui lascio il beneficio del dubbio perchè in effetti ci scontriamo con un altro colosso dell’usabilità come fineco – e il CAB risulta sbagliato. Richiamo il servzio clienti Fastweb – tre volte in un giorno è provante – e mi dicono che cmq ho ancora 10 giorni prima che mi taglino la linea, di andare in posta, fare il bollettino e poi chiamarli. E cosi’ eccomi a perdere una mezza mattinata in posta.

Cercasi disperatamente operatore solo internet, niente canone, prezzi equi (amici in germania pagano 10 eur al mese) con un servizio clienti diverso da quello di fastweb, se qualcuno conosce io ringrazio.

Attenzione! Nella bolletta di settembre 2011 è inserita una voce di costo una tantum per consegna di elenchi telefonici e relative spese di spedizione. Se come me non avete mai richiesto gli elenchi telefonici, chiamate il servizio clienti e fatevi ridare i 2,05 euro. Due euro a me, due euro a te… è un attimo che si accumula un bel gruzzoletto!

Acquisto e montaggio della cucina: 8 regole d’oro

Ecco quanto ho imparato sul tema molto spinoso dell’acquisto di cucine.
A me è andata piuttosto male, e credo pertanto di avere imparato qualcosa di utile per altri acquirenti inesperti che si apprestano a fare un acquisto analogo.
Credo inoltre che i suggerimenti buoni per l’acquisto di cucine siano buoni anche per l’arredamento in genere, vista sia l’affinità merceologica che la somiglianza psicologica dei rivenditori.

Ho preparato quindi un elenco di principi di generica utilità, frutto della mia traumatica esperienza:

  1. Prima di acquistare fate una ricerca accurata sulla rete per capire la reputazione delle aziende coinvolte: attenzione che non dovete informarvi solo sull’azienda che costruisce fisicamente la cucina (nel mio caso, Veneta Cucine) ma anche, e soprattutto, sul rivenditore o negozio specifico che funge da intermediario con il cliente (nel mio caso, Arredamenti Ruzzon). Cercate sui forum di arredamento (il migliore che ho trovato è arredamento.it), sui siti di recensione, sui blog degli utenti contenti o scontenti (come me). Fate attenzione alle recensioni che gli stessi rivenditori inseriscono per farsi pubblicità, anche se solitamente sono facili da individuare (spesso sono replicate su altri forum, oppure sono troppo entusiastiche)
  2. Conservate minuziosamente gli appunti di tutto quello che viene detto a voce, e pretendete che sui preventivi che di volta in volta vi consegneranno ci siano elencate esattamente le cose di cui si è parlato. E’ molto facile che tra il primo preventivo, fatto in modo da essere “invitante” in termini di prezzo, e il conteggio finale che verrà fatto al momento del pagamento, vi siano delle discrepanze a vostro svantaggio. Ad esempio potrebbero dirvi a voce “vi monto questo bellissimo accessorio”; voi annuite felici, ma il venditore non lo scrive sul preventivo perchè, vi pare, si tratta di un dettaglio ovvio che non necessita di essere riportato. Quello che poi succede è che alla fine di questo accessorio non ci sarà traccia da nessuna parte, e il rivenditore di sicuro non lo inserirà nel progetto finale. Quindi pretendete che tutto sia annotato sul preventivo prima e sul contratto poi, e per non perdervi i pezzi tra un incontro e un altro segnatevi tutto su un bel quaderno, come a scuola. Quest’ultima cosa sembra una sciocchezza ma se lo avessi fatto ora sarei molto più felice, e con minimo sforzo: un bravo venditore è soprattutto un abile oratore che sa suggerire senza dire (e tantomeno scrivere) cose che poi non avrete, o parlare di cose importantissime (per voi) come se fossero questioni marginali. Scrivete tutto!
  3. Occhio al “principio di coerenza”: il rivenditore sa che il cliente è tanto più incline a pagare extra o ad accettare inconvenienti quanto più tempo è trascorso nel processo di acquisto. Questo significa che cercherà di infilarvi modifiche a caro prezzo o accessori negli istanti appena prima della firma. Questo è il momento in cui siete più deboli, e lui lo sa molto bene, perchè avete già fatto un notevole “sforzo cognitivo” ad accettare di pagare. Questo vi rende propensi ad accettare sovrapprezzi che vi saranno presentati come necessari a portare a termine l’operazione che vi è costata tanti dubbi e ripensamenti. E’ un concetto sottile ma molto potente, e loro lo sanno. Ora che lo sapete anche voi, potrete aspettarvi questi “colpi di coda” e quindi anticiparli, spezzando il meccanismo.
  4. Fatevi spiegare bene come funzionano garanzia e diritti di recesso, e scrivete tutto sul quaderno degli appunti. Purtroppo è probabile che vi serviranno
  5. Chiedete fin da subito come funziona per la consegna. Fate presente se abitate ad un piano alto, se è disponibile un ascensore, se c’è un marciapiede accessibile sotto le finestre (per l’eventuale piattaforma di carico al piano). Tenete conto che spesso nei condomini non si possono usare gli ascensori per portare colli pesanti, quindi potrebbe essere necessaria una piattaforma che, spesso, ha un costo extra. Sono cose che probabilmente il venditore non vi chiederà in fase di contrattazione perchè non ha interesse ad appesantire il preventivo con i costi extra di consegna che sarebbero invece emersi dopo il pagamento, in modo che lui avrebbe potuto “cadere dalle nuvole” e piazzarvi 600 euro di noleggio piattaforma. Tirate fuori voi l’argomento, appena possibile!
  6. Probabilmente il venditore vi chiederà di mandare un suo tecnico a casa vostra per fare le misure. Dovrete essere presenti, perchè è molto facile che il tecnico misuri qualcosa di sbagliato. Non perchè è ritardato, ma perchè quello che per voi è ovvio potrebbe esserlo molto meno per qualcuno che non conosce la casa e nemmeno il progetto della cucina.
  7. Se avete deciso di firmare e pagare, ricordatevi di questo principio: più soldi dovete al venditore al momento del montaggio, maggiori sono le probabilità che monti la cucina correttamente. Cercate di lasciarvi una quota il più alta possibile da dare alla fine del montaggio, in modo da avere una buona arma nel caso in cui il montaggio non sia stato fatto in modo corretto: semplicemente non saldate, e chiedete agli operai quando torneranno a correggere gli eventuali problemi. Io con Arredamenti Ruzzon ho fatto l’errore gravissimo di pagare con bonifico il giorno prima. Risultato, è un mese che aspetto che sistemino il disastro che hanno fatto.
  8. Dovete assolutamente essere presenti durante il montaggio. State fisicamente aggrappati alla schiena dei montatori e non perdeteli di vista un solo secondo. E’ proprio una questione di percezione: se il cliente non è qui significa che è uno poco attento ai dettagli, quindi io montatore posso lavorare in modo approssimativo perchè non se ne accorgerà mai. L’ideale è quindi procurarsi una sedia pieghevole da regista e un megafono, e urlare comandi con tono petulante.

Ecco, credo che questo sia tutto. Stampatevi questo articolo e incollatelo nella terza di copertina del vostro quaderno degli appunti, e non avrete problemi.

O almeno, non quelli che ho avuto io:
Avevo l’esigenza di non spendere troppo, ma volevo anche affidarmi ad una azienda di buon livello perchè, mi avevano detto, più della cucina in se la cosa importante è il montaggio. Mi sono quindi rivolto al marchio Veneta Cucine tramite il rivenditore autorizzato Arredamenti Ruzzon, di Trezzano sul Naviglio (MI).
E’ stato un errore.
La cucina è stata montata male, il disegno di progettazione era sbagliato (misure prese male dai loro addetti, assemblaggio di pezzi incompatibili tra loro), alcune maniglie erano difettose, il top è storto e traballante.
Nessun problema, direte voi. Una volta riscontrati i problemi si telefona al rivenditore che immediatamente si dedicherà con tutto il suo impegno a risolvere gli inconvenienti, visto il suo interesse ad avere una clientela soddisfatta e la propria reputazione intatta, giusto?
Non proprio, perchè io non avevo letto questo articolo e non sapevo della regola 7: avendo pagato tutto subito è passato un mese e la mia cucina è esattamente come è stata montata la prima volta.

Non mi dilungo oltre, per chi fosse interessato ho preparato un blog che parla dettagliatamente della mia pessima esperienza con Arredamenti Ruzzon.